Di Pietro su Berlusconi - A tutela dei forti e dei furbi

Sante parole.

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Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è, suvvia, abbia un po' di rispetto per il Parlamento, si presenti almeno il giorno che chiede la fiducia! Ma ormai l'abbiamo capito, a lei non gliene frega niente del Parlamento: tanto sa che la maggioranza delle persone che sono qui, almeno fino a quando ci sarà questa legge elettorale, sarà sempre pronta a votare qualsiasi porcheria pur di assecondarla e così riguadagnarsi il posto a tavola per la prossima volta (Commenti). E lo so, lo so, fa male sentire queste parole, ma purtroppo questa è la nuda e cruda verità, specie dopo l'approvazione della legge con cui la sua maggioranza le ha regalato l'impunità (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Un'impunità provvisoria, signor Presidente del Consiglio che non c'è, se lo metta bene in mente, perché il referendum che stiamo preparando spazzerà via questa vergogna tutta italiana che ci ha costretto a subire.

Oggi, signor Presidente del Consiglio che non c'è, sistemati i suoi affari personali, ci propone un altro decreto-legge, anch'esso fatto in casa, alla chetichella, tutto da sé, come se a fare le leggi ci debba pensare sempre e solo lei, come se il Parlamento non servisse a niente, come se la Costituzione non servisse niente; e ce lo propone con questo provvedimento chiamato pomposamente «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria»: e la miseria, mi sono detto quando ho letto il titolo, sta' a vedere! E subito giù a leggere le carte. Impresa impossibile: ci siamo trovati di fronte a 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli, rinvii, rimandi, un testo che non si capiva da dove cominciare a leggere! Ma poi abbiamo capito: non dovevamo leggerlo. E infatti neanche i suoi ministri l'hanno letto, perché è stato approvato in un Consiglio dei ministri di soli 9 minuti! Insomma, era tutto una finta; ed infatti di lì a qualche giorno ci avete riempiti di emendamenti, emendamenti, emendamenti: uno l'avete presentato proprio adesso, in questi secondi!

Poi, oggi mettete il voto di fiducia: una fiducia che noi dell'Italia dei Valori, che non abbiamo scritto «giocondo» sulla testa, non abbiamo alcuna intenzione di darvi.

Ma veniamo al merito di questa manovra economica di cui abbiamo ascoltato con attenzione - lo ripeto: con attenzione - la «recensione» svolta dal Ministro dell'economia Tremonti l'altro giorno in quest'Aula. Indubbiamente, Tremonti ci ha fatto un'interessante lezione di economia politica e ha anche fornito - a mio avviso - importanti spunti di riflessione sul piano culturale.

Anch'io mi sto convincendo che la moderna economia liberale, se lasciata sola alla libera globalizzazione dei mercati, rischia di trasformarsi in realtà in un anarchico coacervo di monopoli, oligopoli, cartelli di imprese, intricati conflitti di interesse: insomma, è vero che vi è necessità di ritornare ad una maggiore responsabilizzazione della mano pubblica, poiché altrimenti a guadagnarci sono sempre e solo i colossi imprenditoriali, e non l'intera collettività. Ma se questa è l'analisi politica delle mille difficoltà nazionali e internazionali su cui la nave Italia deve navigare, le soluzioni che avete proposto sono come il cianuro per l'ammalato: invece di far soffrire ancora i cittadini, li uccidete subito, all'istante. La manovra economica che avete proposto, nel suo complesso, pur con qualche pregevole distinguo, scopiazzato qui e lì da proposte altrui, la riteniamo del tutto irrazionale: per dirla in soldoni, essa toglie ai deboli per dare ai forti e ai furbi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Sappiamo bene che alle casse dello Stato mancano i soldi e che questi devono essere assolutamente trovati e dobbiamo trovarli sia perché bisogna ripianare gli enormi debiti del passato, sia perché dobbiamo riprogettare il futuro del nostro Paese. La diagnosi insomma - lo ripeto - la abbiamo capita e la conosciamo anche noi dell'Italia dei Valori, e non solo il Ministro Tremonti: è la terapia che proponente che noi non condividiamo. Voi avete preso atto del fatto che vi servivano i soldi e siete andati ad arraffarli là dove era più facile farlo, dai «poveri cristi» che non hanno voce, che non hanno mezzi per contrattaccare, che non possono ribellarsi, che addirittura, come con le forze dell'ordine e i carabinieri, devono solo «obbedir tacendo».

Vi servivano soldi? Bene: dovevate prenderli dagli evasori fiscali, dai truffatori, dai falsificatori di bilanci, dai corrotti e dai corruttori, specialmente se di testimoni giudiziari (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! E non siamo solo noi a dirvelo: ve lo ha detto anche il procuratore generale della Corte dei conti, non più tardi di un mese fa, allorché vi ha espressamente avvertito che - cito le sue parole - l'area dell'evasione fiscale rappresenta la principale riserva per incrementare le pubbliche risorse. Avete capito? Avete un «tesoretto», anzi un «tesorone» da prendere: andate a prendere gli evasori fiscali. Anzi, il procuratore generale vi ha anche indicato come fare per riuscirvi: incentivare il lavoro e l'attività di riscossione delle società pubbliche e degli uffici finanziari addetti allo scopo.

E allora, uscire fuori da quest'Aula e recatevi in piazza e vedrete cosa c'è lì fuori: ci sono proprio i lavoratori degli uffici finanziari, che avete depotenziato con macroscopici tagli alle risorse delle agenzie fiscali. Questa mi sembra davvero una contraddizione in termini rispetto alle cose da fare. La verità è che voi non volete combattere l'evasione fiscale: volete combattere coloro che contrastano l'evasione fiscale. Voi non volete affatto il controllo di legalità, e ogni volta che qualcuno ci prova, fate subito una legge per fermare gli accertamenti quando va bene, altrimenti, per fermare e delegittimare i controllori. A tutti gli addetti al controllo di legalità e alla repressione degli illeciti voi riservate lo stesso trattamento, quel trattamento che un vostro ministro ha delineato in modo ben chiaro dicendo «colpirne uno per educarne cento».

Vi servivano soldi? Dovevate toglierli dai favoritismi dei quali la casta si è ingrassata in tanti anni di malaffare e non dagli stipendi di chi non riesce ad arrivare a fine mese, ammesso che lo stipendio lo abbiano ancora, considerato come state trattando i precari. Vi servivano soldi? Bene: dovevate affrontare con coraggio la liquidazione totale degli enti inutili, che, ancorché dichiarati tali da anni, la Corte dei conti ha rilevato essere ancora in piedi in centodieci casi (fra i quali molti carrozzoni sprecasoldi).

Vi servivano soldi? Bene: dovevate intervenire sulla spesa sanitaria seriamente, non con tagli a pioggia, come avete fatto in questa manovra.

Seguite le risultanze delle indagini giudiziarie che si stanno susseguendo anche in questi giorni, regione dopo regione, e scoprirete che ciò che dovete tagliare non sono i fondi, ma gli sprechi, le inefficienze, le ruberie nei rimborsi sanitari, nelle procedure di spesa e nelle consulenze.

Ai magistrati che stanno scoprendo tutto questo malaffare dovreste - dovremmo tutti quanti qua dentro - mandare bigliettini di solidarietà, e non a chi in galera ci sta perché è accusato di aver commesso i reati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti del deputato Torazzi).

Ministro Tremonti, lei nel suo discorso ha responsabilmente riconosciuto l'importante ruolo della magistratura in questo campo, nella lotta alle ruberie sanitarie; e allora lo dica al suo Presidente Berlusconi che anche ultimamente si è prodigato in «pizzini» invidiati dai carcerati, invece che in denigrazioni dei magistrati che hanno scoperto le ruberie, accusandoli di inesistenti teoremi. Vi servivano soldi. Ma allora, invece di propugnare gli appalti in house, quelli fatti in casa senza gara e senza controlli come ora vorrebbero quelli della Lega, dovevate spazzare via le 4.800 società pubbliche partecipate da regioni, province e comuni (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), nelle quali si annidano i più beceri sistemi di familismo con i loro 255 mila addetti, 26 mila amministratori, 12 mila componenti di collegi sindacali, nella maggior parte dei casi di nomina di politica clientelare.

A che servono tutte queste società, se l'esternalizzazione dei servizi e delle attività verso queste strutture non ha comportato alcun ridimensionamento degli apparati pubblici, sicché ora, oltre al danno economico, si aggiunge anche la beffa del raddoppio delle procedure burocratiche? Insomma, invece di combattere la casta avete preferito prendervela con i «poveri cristi»! E tra le perle di ingiustizia sociale che avete tirato fuori dal cappello ve ne sono alcune davvero inaccettabili. Mi riferisco, ad esempio, ai tagli alla scuola, alle forze dell'ordine, al pubblico impiego e all'università (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Ma lo sapete o non lo sapete che il 60 per cento degli agenti di polizia riceve meno di 1.200 euro al mese? E come pensate di farli campare, facendo fare pure a loro i delinquenti? E soprattutto, come pensate di dare più sicurezza ai cittadini, a cominciare da quelli del nord, a parole - ma solo a parole - tanto cari alla Lega?

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la invito a concludere.

Antonio Di Pietro: Forse, come ha ricordato loro il collega Bersani, raccontando ancora la favoletta dell'inno d'Italia?

Alla scuola avete decurtato 8 miliardi di euro con una riduzione di 100 mila insegnanti e 43 mila lavoratori. Ma non fate prima a dire che volete solo che la scuola privata vada avanti e che a scuola ci vadano solo i figli di papà (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti del deputato Torazzi)? E dei precari a vita, soprattutto quelli della scuola pubblica, che con questo decreto mandate a casa, a decine di migliaia, che ne facciamo, li mandiamo una volta per tutte alla rottamazione?

Gianfranco Fini: Prego onorevole Di Pietro, deve concludere.

Antonio Di Pietro: Li mandiamo ai forni crematori (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)? No, signor Presidente del Consiglio che non c'è, ancora una volta lei si comporta come un Giano bifronte, e concludo. Con la faccia davanti vuol far credere di stare dalla parte del popolo, con quella di dietro traffica solo per farsi gli affari suoi e degli amici suoi.

Gianfranco Fini: Concluda onorevole Di Pietro, il tempo a sua disposizione è terminato.

Antonio Di Pietro: Ho finito, signor Presidente, solo un minuto, un secondo. Citiamo solo il caso Alitalia. Noi avevamo trovato un compratore che salvava l'azienda ed il personale.

Gianfranco Fini: La prego di concludere, il suo tempo è scaduto.

Antonio Di Pietro: Voi avete trovato una soluzione che prevede il fallimento dell'azienda e il licenziamento di 5 mila dipendenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Complimenti, e lei sarebbe un grande imprenditore? Sì, con i soldi degli altri, con i soldi del cittadino! Per tutte queste ragioni noi dell'Italia dei Valori vi neghiamo la fiducia, Presidente Berlusconi (Prolungati applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

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