Recensione - Brave Story (2006)

Informazioni Film
Diretto da: 
Kôichi Chigira
Titolo originale: 
ブレイブ・ストーリー (bureibu stōrī)
Genere: 
Avventura, Fantasy, Animazione
Release date: 
8 Luglio 2006
Runtime: 
112 minuti
Paese: 
Giappone
Lingua: 
Giapponese
Cast: 
Takako Matsu, Eiji Wentz

Brave Story viene presentato a Roma Domenica 15 Ottobre 2006, inserito nella sezione “Alice nella Città”, festival di Cinema e letteratura per ragazzi. In sala si nota infatti la presenza di una giuria composta da bambini, oltre che una folta schiera di adulti, come accade spesso alla proiezione di una produzione di casa nipponica.

Il film è basato sulla novella di Miyuki Miyabe, composta da due libri, da cui è stata anche ispirata l'omonima serie manga iniziata nel 2004 e composta attualmente da 12 volumi. Il compito di trasformare la storia in un film d'animazione è stato affidato a Kôichi Chigira, punta di diamante dello Studio Gonzo, già noto per altri lavori molto popolari (Full Metal Panic, Gate Keepers, Last Exile) che gli hanno conferito successo a livello internazionale.

La storia inizia con la vita apparentemente ordinaria di un bambino di dieci anni, Wataru, il quale si trova di fronte ad una situazione familiare e scolastica poco felice, i genitori sono in procinto di divorziare e a scuola subisce i soprusi dei bulli di turno, situazione molto comune ai ragazzini in Giappone. La vita di Wataru cambia radicalmente quando stringe amicizia con Mitsuru, un giovane misterioso dai poteri magici che vuole cambiare proprio il destino attraversando un portale, anche a costo di enormi sacrifici. Il giorno stesso Wataru torna a casa e trova la madre in fin di vita, senza pensarci due volte corre verso il portale per salvare la propria famiglia e cambiare così il suo destino. È proprio in quel momento che il film prende una piega totalmente diversa, tutto si trasforma. L'ambientazione passa dal moderno Giappone ad una luogo magico senza tempo, dove Wataru deve trasformarsi in un vero e proprio eroe, affrontando cinque prove per poter salvare la famiglia dalla distruzione.

La formula sembra abbastanza scontata e ben nota, ambientazione fantasy, il viaggio di un bambino timido per diventare adulto e affrontare il difficile mondo della realtà. Sì, perché sembra molto più azzeccato far lottare un bambino in un luogo fantastico per poter affrontare il male del mondo reale. Si ha molta più libertà d'azione ed il simbolismo assume significati più profondi. Nonostante lo stile sembri molto improntato ad un pubblico giovane il film ha i suoi momenti di forte impatto visivo ed emotivo, non pensate che sia un film per bambini. L' eterna lotta tra il bene e il male è narrata forse in modo troppo semplicistico in confronto agli usuali stilemi giapponesi, in ogni caso la ricchezza dei temi fa impallidire la maggior parte delle produzioni occidentali. La caratterizzazione dei due giovani protagonisti è forte, la lotta contro le forze del male è nulla paragonata allo scontro che devono sostenere con se stessi, perché, come il Giappone insegna fin da bambini, il bene e il male sono due forze che coesistono sempre all'interno di tutti. I personaggi secondari sembrano essere lasciati in secondo piano, rendendo la narrazione meno convincete, tuttavia sono presenti diverse scene che non vi lasceranno gli occhi asciutti.

Visivamente l'arte non è spettacolare, anche se l'utilizzo del colore a pastello si integra perfettamente con la visione onirica di un mondo fantastico. È presente una buona interazione tra il disegno a mano e la CGI 3D, tipica dello stile Gonzo, oltre ad una buonissima animazione. La canzone pop di chiusura è un' ottima scelta ("Ketsui no Asa ni 決意の朝に" di AQUA TIMEZ), oltre che Eiji Wentz (classe 1985) per la voce del mago Mitsuru, davvero immedesimato nel personaggio oscuro e malinconico.

Riflessione sulla scelta di proiezione tipicamente italiana in relazione al cinema nipponico

Peccato la scelta da parte degli organizzatori di far leggere da un attore i sottotitoli in italiano durante la proiezione, scelta che rivela quanto l'Italia non sia ancora pronta a considerare i capolavori d'oltre oceano per quello che sono, ma li considera film per ragazzi. Peccato davvero. Forse un giorno le cose cambieranno anche qui. Il primo passo, quello dell'interesse per questo tipo di arte, è stato fatto, portando al cinema i lavori di Hayao Miyazaki (La Città Incantata, La Principessa Mononoke) e Katsuhiro Ôtomo (Steamboy, Metropolis), adesso tocca a noi passare al livello successivo e considerare queste opere d'arte tanto quanto un film di Fellini.

Federico Pistono

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