Recensioni
Recensione - Brave Story (2006)
Inserito da Federico Pistono il Mar, 05/13/2008 - 23:20
Brave Story viene presentato a Roma Domenica 15 Ottobre 2006, inserito nella sezione “Alice nella Città”, festival di Cinema e letteratura per ragazzi. In sala si nota infatti la presenza di una giuria composta da bambini, oltre che una folta schiera di adulti, come accade spesso alla proiezione di una produzione di casa nipponica.
Il film è basato sulla novella di Miyuki Miyabe, composta da due libri, da cui è stata anche ispirata l'omonima serie manga iniziata nel 2004 e composta attualmente da 12 volumi. Il compito di trasformare la storia in un film d'animazione è stato affidato a Kôichi Chigira, punta di diamante dello Studio Gonzo, già noto per altri lavori molto popolari (Full Metal Panic, Gate Keepers, Last Exile) che gli hanno conferito successo a livello internazionale.
Recensione - Kantoku banzai! (2007)
Inserito da Federico Pistono il Mar, 05/13/2008 - 13:04
Sala d'ospedale, il medico si appresta ad azionare la macchina per eseguire una tac al paziente, legato al lettino con espressione assente. Curioso notare che il paziente è un pupazzo, ovvero Takeshi Kitano versione pupazzo. Il regista nipponico ha avuto una brillante carriera nella vita, ma ormai sembra essere a corto di idee e non è altro che un pupazzo, nel quale si trasforma ogni qualvolta si trovi in una situazione di difficoltà. Rimasto senza idee alla fine della sua carriera Kitano decide di realizzare tutto ciò che gli passa per la testa, per quanto possa essere strampalato, senza sceneggiatura finita e un filo logico e senza peraltro, come prevedibile, portare a termina nulla. Si sviluppa così un blob postmoderno sulla linea della sua vita e dei suoi film, dai gangster di Hana-bi che gli hanno regalato il successo internazionale, alla superviolenza di Battle Royale ( バトル・ロワイアル, Batoru Rowaiaru) in cui ha recitato fino a ciò che non è mai riuscito a realizzare, come una storia strappalacrime o un film science fiction. Il racconto pseudo autobiografico di Kitano è inusuale, non segue una linea temporale precisa, più che altro è tematica, segue un flusso di pensieri, quasi come se fossimo catapultati nella dimensione onirica e confusa della mente di Takeshi, senza filtri né censure.
Recensione - Pi Greco Il Teorema del delirio (1998)
Inserito da Federico Pistono il Dom, 05/11/2008 - 14:08
Più cyberpunk di Matrix, più paranoico di Tetsuo, più ambientale di Dark City. π ha come sottotitolo italiano "Il teorema del delirio". Un sottotitolo che non rende giustizia, che riduce lo sforzo di elevare il film a qualcosa di più di una follia matematica con un titolo accattivante.
Il protagonista è Max Cohen (Sean Gullette), un giovane genio matematico molto promettente: pubblicazioni a sedici anni, dottorato a vent'anni, Max ha tutte le carte in regola per scoprire qualcosa di rivoluzionario. Ma la vita non può essere solo matematica, come il suo mentore Sol Robenson (Mark Margolis) cerca di fargli capire. Max vive in un misero appartamento di Chinatown, con tre lucchetti aggiuntivi alla porta. Non ha vita sociale, non ha amici, sembra completamente alienato dalle persone che lo circondano, per le quali prova solo fastidio e paura, soffre di continue emicrania, insonnia e manie di persecuzione.







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